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Foro Italico, arena coperta da 13.500 posti per Nba Europe 2027

Foro Italico

Roma accelera: il progetto per trasformare il Centrale del tennis del Foro Italico in un’arena coperta e ampliata è stato illustrato nel Consiglio Federale FIP del 22 gennaio 2026, con un obiettivo chiaro: 13.500 posti a sedere e consegna in estate 2027, in tempo per la partenza della nuova lega Nba Europe prevista a ottobre 2027. Mentre il dossier sulla squadra capitolina resta in evoluzione, la città mette intanto un mattone decisivo: la “casa” c’è, ed è pensata per rispettare gli standard internazionali richiesti dal progetto.

Il progetto dello stadio coperto del Foro Italico

L’aggiornamento presentato ai dirigenti federali da Marco Mezzaroma e Diego Nepi Molineris, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Sport e Salute, delinea un intervento che cambia pelle al Centrale del Foro Italico. La struttura, nata per il grande tennis, verrà coperta e ampliata fino a raggiungere 13.500 sedute, circa tremila in più rispetto all’attuale configurazione. Il salto dimensionale non è un dettaglio: significa garantire un bacino di pubblico coerente con gli standard di un campionato professionistico internazionale come Nba Europe, assicurando al contempo comfort, visibilità e servizi in linea con le migliori arene polifunzionali. La copertura, poi, rappresenta la leva chiave per superare il limite stagionale e meteorologico, trasformando l’impianto in una venue utilizzabile tutto l’anno, con calendario stabile e senza l’incognita della pioggia o del vento che oggi condiziona gli eventi all’aperto.

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Dal punto di vista operativo, l’orizzonte temporale è stato definito con maggiore precisione: l’intervento ha una durata stimata in circa un anno e mezzo, con consegna indicata per l’estate del 2027. È un passaggio non banale, perché anticipa la precedente finestra di completamento ipotizzata a fine 2027 e apre la porta a un collaudo operativo nei mesi caldi, quando l’attività degli sport indoor è più flessibile e la programmazione di test-event può essere pianificata con minor pressione. L’adeguamento del Centrale, inoltre, si inserisce nel quadro più ampio della valorizzazione del distretto sportivo del Foro Italico: una volta completati copertura e ampliamento, l’impianto potrà sostenere non solo il basket di alto livello ma anche grandi appuntamenti di altre discipline e spettacoli, con un ritorno in termini di indotto per la città e per il sistema sportivo nazionale.

La presentazione al Consiglio Federale ribadisce un dato di contesto: Roma vuole farsi trovare pronta sulle infrastrutture, il prerequisito senza il quale qualsiasi ambizione sportiva resta sulla carta. La capacità di 13.500 posti, abbinata alla copertura, allinea il Centrale ai parametri tipici delle arene europee di fascia alta. In prospettiva, ciò significa biglietteria potenzialmente più solida, hospitality adeguata e migliori condizioni per diritti media e attivazioni commerciali. Tradotto: un progetto che parla anche la lingua della sostenibilità economica, aspetto centrale per ogni lega d’élite contemporanea.

Tempistiche e allineamento con Nba Europe 2027

La vera notizia, oltre ai numeri, è il sincronismo con la tabella di marcia di Nba Europe. La consegna dell’impianto nella stagione estiva 2027 consente di programmare con margine l’avvio delle attività legate alla nuova lega fissata a ottobre 2027: tempo utile per l’installazione definitiva del parquet, per i collaudi tecnici legati all’illuminotecnica televisiva, ai maxischermi, all’acustica e alle aree media, nonché per l’addestramento del personale e le prove generali con eventi pilota. Anticipare la chiusura lavori rispetto alla precedente scadenza di fine anno significa evitare una corsa contro il tempo e garantire alle componenti sportive e commerciali un ambiente già rodato al kick-off.

In questa cornice, l’ampliamento a 13.500 posti assume un peso strategico: la platea è sufficiente per sostenere medie spettatori competitive e per accogliere picchi di domanda nelle partite di cartello. È un segnale di compatibilità con gli standard internazionali, che di norma richiedono non solo capienza ma anche qualità dell’esperienza: accessi, servizi di ristorazione, hospitality corporate, spazi per partner e aree tecniche all’altezza.

Dal punto di vista del territorio, un’arena pronta per l’estate 2027 consente alla città di Roma di capitalizzare l’effetto annuncio: si possono pianificare campagne abbonamenti con messaggi tangibili, costruire l’identità di squadra insieme al pubblico e attivare con anticipo partnership commerciali. L’allineamento temporale facilita anche il dialogo con gli stakeholder istituzionali e con gli organizzatori di altri eventi, riducendo le sovrapposizioni e massimizzando l’uso della struttura. La sensazione è che, sul fronte impiantistico, il pezzo mancante sia stato messo al suo posto: l’asticella adesso si sposta sulla componente sportiva e societaria, con la definizione della franchigia e del progetto tecnico-dirigenziale che dovrà abitarla.

La franchigia romana tra ipotesi, cordate e il rebus Serie A

Se sul mattone l’accelerazione è evidente, il capitolo squadra resta aperto. Mentre il percorso della piazza di Milano appare più definito dopo un recente incontro internazionale, il dossier di Roma è ancora coperto da riservatezza. Un punto fermo c’è: per poter prendere parte al progetto servirà una società in grado di competere in Serie A. In questo quadro, pesa il vuoto creato dall’esclusione di Trapani dal massimo campionato, con il Consiglio Federale che ha confermato la scelta di mantenere una sola retrocessione: un dettaglio che modifica equilibri e scenari, creando un’opportunità ma anche interrogativi sulla composizione futura del torneo.

Nelle ultime settimane si sono rincorse ipotesi e indiscrezioni. Si parla della possibile cessione del titolo sportivo di Cremona, segnale di un mercato in movimento e di un interesse diffuso verso la capitale. Tra le cordate potenzialmente in campo, viene indicata come particolarmente attiva quella legata a Paul Matiasic, proprietario della Pallacanestro Trieste, realtà che nella scorsa parte di stagione ha fatto registrare un’affluenza seconda soltanto a Milano tra i club di LBA. In questo scenario, il ruolo di Matiasic potrebbe essere quello di facilitatore o ponte verso investitori pronti a costruire un progetto romano sostenibile nel medio periodo. Sullo sfondo, si muovono anche altri soggetti: la rinata Virtus capitolina, che ha recuperato uno storico marchio cittadino, la Stella Ebk collegata a Olidata e la Luiss, espressione di un ambiente universitario da anni presente nel basket nazionale. Tutto, però, resta in evoluzione e nessuna pista può dirsi chiusa o definitiva.

La prudenza è d’obbligo: finché non emergono incastri societari chiari e una governance definita, parlare di scelte tecniche, staff o roster è prematuro. La presenza di un’arena pronta e allineata ai requisiti di Nba Europe è un forte acceleratore, ma l’entry in un progetto di questa portata esige solidità finanziaria, visione industriale e un piano sportivo credibile. La finestra temporale, con la consegna dell’impianto in estate 2027 e l’avvio della lega in ottobre, offre a Roma e agli investitori potenziali un margine sufficiente per chiudere le operazioni societarie e costruire la squadra. La direzione è tracciata: infrastruttura definita, calendario in vista, partita aperta sulla franchigia. Nei prossimi mesi, il nodo cruciale sarà trasformare le indiscrezioni in accordi formali e tradurre l’energia della piazza in un progetto che stia in piedi sul campo e nei conti.

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