In Serie A la corsa al Scudetto continua con segnali chiari: l’Inter continua a fare il proprio dovere e conserva il margine sulle inseguitrici grazie al successo sull’Udinese firmato da Lautaro Martinez. Alle spalle tengono il passo il Milan e il Napoli.
Ai piedi del podio restano Roma e Juventus, staccate rispettivamente di sette e dieci punti dalla capolista, ma ancora dentro a una lotta che promette scintille nelle prossime settimane. Il quadro, al momento, dice che i nerazzurri restano la squadra da battere: l’inerzia, la classifica e la regolarità nelle ultime uscite sostengono il loro status di favoriti nella volata tricolore.

La corsa Scudetto riparte dall’Inter capolista
Il punto di svolta più recente arriva da San Siro: l’Inter non rallenta e supera l’Udinese con una firma pesante di Lautaro Martinez, confermandosi in vetta alla Serie A e, soprattutto, ribadendo una continuità che fin qui ha fatto la differenza. Il successo sui friulani è prezioso non tanto e non solo per i tre punti, ma perché mantiene invariato il margine sulle rivali dirette: +3 sul Milan e +6 sul Napoli. In un campionato spesso deciso dai dettagli, salvaguardare il distacco quando anche chi insegue vince è un segnale di solidità mentale e tecnica.
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La squadra ha mostrato capacità di gestione dei momenti chiave: sbloccare partite bloccate, imporre ritmo senza frenesia, limitare i rischi quando l’avversario prova ad alzare la pressione. È un pacchetto completo che racconta perché i nerazzurri restino la prima forza della graduatoria e, al contempo, la principale candidata al titolo.
Il peso specifico di un leader come Lautaro Martinez, decisivo nelle aree che contano, aggiunge un ulteriore strato di affidabilità: quando le gare si incanalano sull’equilibrio, serve qualcuno che le risolva, e l’argentino ha dimostrato di saperlo fare con continuità. A questo si sommano la qualità complessiva della rosa e la sensazione di un gruppo consapevole, che non si accontenta del vantaggio aritmetico ma cerca di trasformarlo in inerzia psicologica sull’intero campionato. Nel breve periodo, proteggere il +3 e il +6 significa poter gestire con intelligenza i carichi, leggere gli snodi della stagione e impedire alle inseguitrici di avvicinarsi mediante mini-strisce di risultati. Nel medio, significa presentarsi alla fase cruciale con un cuscinetto che può rivelarsi determinante quando le partite pesano il doppio.

Milan e Napoli inseguono tra conferme e rilanci
Subito dietro la capolista, il Milan fa il suo dovere a San Siro contro il Lecce, una vittoria che consolida il secondo posto e tiene la scia dell’Inter a tre lunghezze. È un risultato che conta per classifica e fiducia: battere un avversario organizzato in un turno in cui la capolista non sbaglia consente ai rossoneri di restare pienamente nel vivo della lotta. Il principio è semplice: se chi sta davanti non frena, l’unica strada è sommare successi e attendere il momento giusto per colpire. Il percorso del Milan nelle ultime uscite fotografa una squadra capace di gestire l’inerzia delle partite casalinghe e di trovare alternative offensive quando serve, elemento non banale in un torneo che premia la continuità più della fiammata isolata.

Più indietro, ma non fuori dai giochi, il Napoli ritrova il sorriso contro il Sassuolo dopo tre pareggi consecutivi. Il ritorno alla vittoria pesa soprattutto sul piano psicologico: spezzare una sequenza di X significa rimettere in moto automatismi e convinzioni, oltre a blindare la terza piazza restando a sei punti dalla vetta. La formazione guidata da Antonio Conte ha dimostrato di poter rialzare la testa quando la partita lo richiede, elemento cruciale se si vuole rimanere agganciati al treno di testa.
Per entrambe le inseguitrici la parola d’ordine è continuità: trasformare le vittorie in strisce, ridurre gli scarti in classifica centellinando gli errori, e tenere viva la pressione sulla capolista. Confrontarsi con un’Inter solida richiede pazienza e lucidità, ma il secondo e il terzo posto lasciano margini di manovra per accorciare non appena si presenterà l’occasione giusta.
Roma e Juventus ai piedi del podio
La fotografia del momento colloca Roma e Juventus appena dietro le prime tre: giallorossi a -7, bianconeri a -10 dall’Inter. Due distacchi significativi, ma non definitivi, soprattutto in un campionato ancora lungo e ricco di incroci pesanti.
Per la Roma, ridurre il gap significa dare continuità a prestazioni solide e capitalizzare al massimo le gare in cui le rivali potrebbero perdere punti. Stando a questa prospettiva, ogni turno diventa un’occasione per limare una o due lunghezze e rimettersi in scia. La squadra ha bisogno di efficienza nelle due fasi: difesa corta per non concedere gol facili e attacco capace di trasformare le opportunità, anche sporche, in un bottino pieno.

Per la Juventus di Massimiliano Allegri l’obiettivo immediato è rientrare stabilmente tra le prime quattro accorciando sul blocco davanti. Dieci punti sono un muro alto ma non invalicabile se accompagnati da una serie di risultati positivi e dalla capacità di colpire negli scontri indiretti, quando le avversarie si intralciano tra loro. La gestione dei momenti di partita, la solidità nei finali e la concretezza nelle gare “sporche” restano le chiavi del percorso bianconero. In prospettiva, l’equilibrio della zona alta promette un finale aperto: l’Inter conserva l’etichetta di favorita, ma l’inseguimento di Milan e Napoli, unito al ritorno di fiamma potenziale di Roma e Juventus, alimenta una competizione che può cambiare volto con poche giornate ben giocate.
Il margine di sette e dieci punti suggerisce una doppia lettura: da un lato impone alle due inseguitrici di seconda fascia una marcia quasi perfetta per rientrare; dall’altro, mette pressione sulle prime tre, chiamate a non disperdere quanto costruito fin qui. Nella gestione emotiva e strategica di questo equilibrio si decideranno molte delle gerarchie finali.