Nelle ultime ore di venerdì 16 gennaio, la corsa ai primati dalla lunga distanza in Nba ha registrato un nuovo scatto: Klay Thompson ha sorpassato Damian Lillard nel totale di triple realizzate in carriera e si è guadagnato un posto sul podio tra i giocatori ancora in attività.
È un passaggio di testimone che fotografa bene il momento della lega: il tiro da tre resta la valuta più preziosa, il metro con cui si misurano efficienza, impatto e longevità dei grandi interpreti. In questo quadro si inserisce anche la continuità di LeBron James, che ha consolidato numeri enormi dall’arco pur non essendo mai stato incasellato come specialista. Con il suo bagaglio di triple, percentuali e record di produttività, la fotografia della gerarchia attuale racconta di campioni che hanno saputo evolversi senza smarrire il proprio marchio di fabbrica, mentre al vertice resta l’inevitabile riferimento a Stephen Curry, il leader tra i giocatori in attività per conclusioni pesanti messe a segno.

Klay Thompson sale sul podio dei tiratori in attività
Il sorpasso di Klay Thompson su Damian Lillard non è soltanto una nota di colore statistica: è il segnale di come il tiratore dei Golden State Warriors abbia ritrovato ritmo, fiducia e continuità dopo anni in cui la gestione del corpo e dei carichi ha spesso dettato l’agenda.
Entrare nel terzetto di testa tra gli attivi per triple a bersaglio significa durare ad alto livello, saper leggere i tempi dell’attacco moderno e mantenere, stagione dopo stagione, volumi significativi senza snaturare la propria selezione di tiro. Thompson ci è arrivato con gli strumenti che ne hanno definito la carriera: uscite dai blocchi a velocità di esecuzione altissima, piedi sempre in ordine, rilascio fulmineo e la capacità di punire ogni esitazione della difesa. Il contesto dei Warriors, con un sistema costruito sulla circolazione e sugli spazi generati dal movimento senza palla, ha fatto il resto, esaltando la complementarità con Stephen Curry e consentendogli di conservare un profilo di efficienza elevato anche quando la partita chiede scelte conservative.
Il valore simbolico di questo sorpasso è duplice. Da un lato certifica che Thompson resta un riferimento per tutti i tiratori “puri. Dall’altro, sposta l’attenzione sulla sostenibilità del volume: restare tra i primi tre in attività implica una costanza che si nutre di preparazione e letture, oltre che di talento. La fotografia è quella di un campione che ha attraversato tappe diverse – l’esplosione, gli infortuni, il rientro, gli aggiustamenti – senza smarrire il filo conduttore della propria identità. E mentre il nome di Damian Lillard scivola un gradino più sotto, la percezione su Thompson si arricchisce: non soltanto comprimario di lusso accanto a Curry, ma pietra angolare della cultura del tiro che ha ridefinito un’era. Il messaggio, per chi inseguiva, è chiaro: il podio si conquista con la somma di migliaia di micro-esecuzioni perfette, non con una singola notte di gloria.
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Il ruolo di LeBron James nella rivoluzione della tripla
Quando si pronuncia il nome di LeBron James, il pensiero corre subito alla completezza: visione, fisicità, leadership. Eppure, nella lunga parabola del numero 23 dei Los Angeles Lakers, anche il tiro da tre ha assunto un peso crescente. Oggi il suo conto dall’arco è arrivato a 2.595 canestri pesanti in carriera, una soglia che inquadra la longevità ad altissima produzione e l’evoluzione tecnica di un fuoriclasse che ha saputo aggiornare il proprio repertorio alle esigenze della pallacanestro moderna. La stagione 2023/24 è stata il picco di efficienza per percentuale dall’arco, chiusa al 40,1%: un dato che racconta scelte di tiro sempre più razionali, una meccanica stabilizzata e la capacità di alternare soluzioni in catch-and-shoot a iniziative dal palleggio nei momenti in cui le difese collassano sul suo primo passo o sul gioco in transizione.

Il valore della sua produzione, però, non si esaurisce nella distanza dei 7,24 metri. La costanza di impatto emerge soprattutto nei grandi numeri: LeBron detiene il primato per partite con almeno 10 punti, arrivato a 1.554, guida anche la voce delle gare con almeno 20 punti, a quota 1.286, e svetta nelle partite da 30 o più punti, con 571 uscite sopra quella soglia. Sono pietre miliari che sostengono lo status di miglior realizzatore di sempre della lega e che, lette insieme alla crescita dall’arco, evidenziano come la minaccia della tripla sia diventata una leva strategica del suo gioco: attira raddoppi lontano dal ferro, apre linee di penetrazione per i compagni, costringe le difese a uscire forte sui blocchi anche quando l’azione nasce lontano dalla palla. In un’epoca in cui il valore aggiunto sta nello spacing e nella versatilità, James ha coniugato quantità e qualità, ridefinendo la propria mappa tiri senza tradire la sua natura di facilitatore. E il suo contributo al racconto della “rivoluzione della tripla” è proprio questo: dimostrare che non serve essere etichettati come specialisti per incidere da tre, se letture, timing e selezione diventano un vantaggio competitivo stabile.
@skysport "𝐄' 𝐥𝐚 𝐆𝐢𝐨𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐩𝐩𝐚𝐭𝐚" 💥 Esattamente 9 anni fa i Cleveland Cavaliers completarono l'unica rimonta mai realizzata nella storia delle NBA Finals dal 3-1, superando in gara-7 i Golden State Warriors e conquistando l'anello del 2016: da LeBron James, la giocata più iconica di quel successo con la stoppata nel caotico finale su Andre Iguodala #SkyNBA #NBA #LeBronJames #ClevelandCavaliers #GoldenStateWarriors ♬ suono originale – Sky Sport
Gerarchie attuali e prospettive tra i grandi tiratori Nba
La fotografia scattata al venerdì restituisce gerarchie chiare e, allo stesso tempo, fluide. In testa alla classifica dei giocatori in attività svetta Stephen Curry. Alle sue spalle il sorpasso di Klay Thompson su Damian Lillard ridisegna il podio, con l’inevitabile effetto domino sulle percezioni: Lillard, uomo franchigia e creatore di tiri impossibili dal palleggio, ora insegue. Sullo sfondo, la presenza solida di LeBron James.
@stephencurry30 First Night-Night of 2026 😴 #stephencurry #goldenstatewarriors ♬ Superstar (feat. Matthew Santos) – Lupe Fiasco
Le prospettive? Se Curry resta il punto di riferimento inarrivabile per impatto combinato tra volume e difficoltà dei tentativi, l’ascesa recente di Thompson testimonia che il podio tra gli attivi è un cantiere aperto, in cui la capacità di restare sani e disponibili pesa tanto quanto la mano calda. Per Lillard, scivolato di una posizione, la risposta passa dal ritrovare continuità nelle serate da fuoriclasse che lo hanno accompagnato per tutta la carriera, ricordando a tutti come la sua minaccia dal palleggio sia ancora una delle più temute. In questo mosaico, i numeri-monolite di James – dai 1.554 match con almeno 10 punti ai 1.286 con 20 o più e alle 571 partite oltre quota 30 – restano la bussola della longevità d’élite. La sensazione è che le prossime settimane possano regalare nuovi scambi di posizione e ulteriori traguardi personali, perché la storia della tripla in Nba, oggi più che mai, si scrive una sera dopo l’altra, dal primo all’ultimo possesso.