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Musetti ko a Hong Kong: settima finale persa, serve riscatto

lorenzo musetti

È arrivata un’altra serata amara per Lorenzo Musetti. Nella serata di ieri, l’azzurro ha visto sfumare il titolo contro Alexander Bublik in due set, 7-6(2) 6-3, nella finale del Bank of China Hong Kong Tennis Open 2026.

Il risultato pesa non solo per la coppa mancata, ma anche perché allunga una serie ormai ingombrante: si tratta della settima finale ATP consecutiva persa. A fine partita, Musetti ha parlato con franchezza, lasciando parole che raccontano il momento e l’urgenza di voltare pagina. Una sconfitta che fa discutere per il punteggio, per il contesto di inizio stagione e per il significato psicologico di un digiuno che l’azzurro vuole interrompere il prima possibile.

Finale e risultato: Musetti cede a Bublik a Hong Kong

La finale di Hong Kong ha messo uno di fronte all’altro due protagonisti dal talento diverso ma ugualmente riconoscibile: l’estro imprevedibile di Alexander Bublik e la qualità in costruzione di Lorenzo Musetti, chiamato a trasformare il proprio gioco elegante in continuità vincente nelle giornate che contano. Il verdetto, 7-6(2) 6-3 per il kazako, fotografa una partita decisa da dettagli nel primo set e da una spallata più netta nel secondo. Il tie-break inaugurale, controllato con autorità da Bublik, ha indirizzato l’inerzia: in sfide così corte, quell’allungo nel momento di massima pressione tende a lasciare tracce. Il prosieguo lo ha confermato, con il rivale che ha mantenuto il filo del proprio gioco, spezzando il ritmo all’azzurro e impedendogli di aprire varchi con le soluzioni preferite.

@skysport La gioia di Alexander Bublik dopo il successo in finale a Hong Kong contro Lorenzo Musetti, che vale al kazako il 9° titolo in carriera e soprattutto l'ingresso in top 10 a partire da domani 💫 #SkySport #Musetti #Bublik ♬ original sound – Sky Sport

Per Musetti, la sconfitta porta con sé un doppio livello di lettura. Da un lato c’è l’oggi, il 7-6(2) 6-3 che chiude una settimana comunque positiva per percorso e qualità mostrate a tratti. Dall’altro c’è la continuità dei risultati nelle partite che assegnano i trofei: questa è la settima finale ATP consecutiva senza vittoria, una striscia che pesa e che inevitabilmente entra in campo insieme all’avversario. A Hong Kong l’azzurro ha avuto momenti di buona esecuzione, ma non è riuscito a spostare l’inerzia quando serviva, soprattutto dopo il tie-break perso.

L’impatto di Bublik, capace di alternare potenza e variazioni, ha complicato i piani tattici di Musetti. La partita è scivolata via nella seconda frazione quando il kazako ha trovato continuità, gestendo con freddezza i momenti caldi e togliendo tempo all’azzurro. Il 6-3 finale racconta una chiusura lineare: niente rimonte dell’ultimo minuto, nessuna crepa significativa nella gestione del vantaggio di Bublik. Resta, per Musetti, la consapevolezza di poter tornare a questi livelli con una certa regolarità: arrivare in finale significa confermarsi competitivo, ma per cambiare passo serve convertire almeno una di queste opportunità in un titolo. È lì che si misura la maturità agonistica, soprattutto a inizio anno, quando si cercano conferme immediate per dare slancio all’intera stagione.

musetti a fine partita

Le parole di Musetti: tra autocritica, gratitudine e voglia di riscatto

Al termine della premiazione, Lorenzo non ha girato attorno alla questione, scegliendo un registro sincero che restituisce bene la temperatura emotiva del momento. Le sue frasi chiave sono la sintesi di un sentimento misto: frustrazione per ciò che sfugge sul più bello e determinazione a rimettere in moto il proprio percorso senza alibi. In particolare, Musetti ha sottolineato quanto l’appuntamento perso con il trofeo gli sta costando a livello mentale, e quanto questo blocco deve essere affrontato con realismo. L’analisi non è un esercizio di rassegnazione, ma una diagnosi per ripartire con maggiore consapevolezza.

Le parole dell’azzurro scivolano su tre binari precisi. Il primo è l’autocritica, che condensa nella frase in cui ammette la difficoltà di eseguire al massimo proprio nel giorno della finale: 

“Non è facile parlare dopo una sconfitta soprattutto in finale. Le finali non sono le mie partite.” 

Un’affermazione forte, che però non suona come un’etichetta definitiva, quanto come il punto di partenza per un lavoro mirato. Il secondo binario è quello dei riconoscimenti: Musetti ha avuto parole di stima per l’avversario, sottolineando la qualità dell’ultima stagione di Alexander Bublik e la solidità mostrata in questo finale. È un passaggio che racconta rispetto e misura, ingredienti non banali quando la delusione è fresca.

Il terzo binario è quello della gratitudine. Davanti al pubblico, il carrarino ha voluto ringraziare chi gli sta accanto nei momenti buoni e in quelli più duri: 

“Grazie al mio team e alla mia famiglia, che mi sostengono sempre”.

 In poche parole c’è la fotografia di una squadra che non molla, che ha condiviso negli ultimi tre anni più di una rincorsa senza l’abbraccio finale al trofeo. E proprio qui sta il cuore del messaggio conclusivo, il più atteso: 

“Purtroppo non abbiamo sollevato nessun trofeo, speriamo che il prossimo sia quello buono.” 

Non una promessa, ma un obiettivo scritto a chiare lettere. L’azzurro non ridimensiona le ambizioni, anzi le rilancia: ammette il nodo, ringrazia chi lo sostiene e indica la direzione. È una dichiarazione d’intenti che, al di là del risultato di Hong Kong, prova a trasformare la frustrazione in benzina competitiva per ciò che verrà.

musetti e sinner si salutano

Cosa significa questa sconfitta per la stagione dell’azzurro

La caduta in finale a Hong Kong, per quanto dolorosa, arriva in un momento della stagione in cui ogni segnale può essere rielaborato rapidamente. Siamo a gennaio e il margine per correggere rotta, priorità e routine di lavoro è ampio. Per Lorenzo, l’urgenza è chiara: spezzare il filo sottile che separa una buona settimana dall’alzare il trofeo. La sequenza di sette finali senza vittoria è una cornice che rischia di condizionare l’approccio ai prossimi match decisivi. Per invertire il trend servono due chiavi: identità e coraggio. Identità significa consolidare un piano-gara che regga alla pressione, accettando che in finale il margine d’errore si assottigli e che l’avversario, spesso, alzi la qualità nei momenti caldi. Coraggio vuol dire prendersi il punto quando conta, evitare che il peso della storia recente fermi il braccio o annebbii le scelte.

Musetti durante un dritto

In quest’ottica, il tie-break del primo set perso 7-2 rappresenta un laboratorio utile. Non perché contiene verità assoluta, ma perché mostra quanto sia cruciale il rapporto con i momenti brevi e ad alta intensità. Allenare l’entrata in partita nelle fasi-lampo, curare le prime due palle di ogni gioco importante, proteggere i turni di servizio immediatamente successivi a mini-strappi: sono tutti dettagli che, messi insieme, fanno la differenza tra un set vinto e uno scivolato via. Il secondo parziale, chiuso 6-3 da Alexander Bublik , ribadisce inoltre quanto sia determinante la gestione dell’inerzia: quando il rivale sente di avere in mano la partita, serve una scintilla tecnica o emotiva per cambiare la narrativa. Questo è l’ambito in cui Musetti, con il suo repertorio, può e deve incidere di più.

Infine, c’è l’aspetto più umano, quello che le sue stesse frasi hanno messo a nudo. Accettare la frustrazione senza farsene travolgere è parte del mestiere. Le parole di ringraziamento al team e alla famiglia indicano una base solida su cui appoggiarsi nel percorso di crescita.

Gennaio offre già nuove occasioni: trasformare l’amarezza in lavoro, e il lavoro in fiducia, è la rotta. Hong Kong lascia un segno, ma non una sentenza. L’azzurro ha ribadito che non intende fermarsi alla soglia, e la svolta sarà portare in finale lo stesso tennis aggressivo e creativo mostrato durante la settimana, con una dose aggiuntiva di lucidità nei frangenti che accettano i titoli.

La missione è chiara: far sì che la prossima opportunità diventi davvero, come ha detto lui, “quella buona”.